Tuesday, March 24, 2009

L’ASSALTO AL CONSOLATO ITALIANO A BENGASI DEL 2006 ***

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Una soluzione tardiva che ancora non ripristina i diritti di un dipendente dello Stato”. Così l’On. Marco Fedi (PD) definisce lo scenario disegnatoli in una risposta alla propria interrogazione dal Sottosegretario agli Esteri, Sen. Alfredo Mantica, in merito alla conclusione della vicenda dell’assalto al Consolato Generale Italiano in Libia, a Bengasi, nel febbraio 2006.

In quei giorni, il Consolato venne assalito da un migliaio di manifestanti che protestavano contro la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto, e la protesta – che culminò con 11 morti e 25 feriti – era stata alimentata anche dall’allora Ministro italiano per le riforme, Roberto Calderoli, che aveva indossato una maglietta sulla quale era stampata una delle vignette contestate. All'interno del consolato rimase solo un addetto, l'italo-portoghese Antonio Simoes Goncalves, il quale, contattato telefonicamente da Sky-Tv, dichiarò di essere rimasto per cercare di evitare che i dimostranti entrassero e per poter sbarrare le porte da dentro. Goncavales, che all'epoca prestava servizio presso il Consolato, perse tutti i beni distrutti nell’attacco della folla.

L’On. Fedi ha chiesto pertanto al Sottosegretario Mantica quali iniziative intendesse prendere il Ministero per garantire a Antonio Simoes Goncalves il dovuto indennizzo per i danni subiti.
Il Sen. Mantica ha risposto che “il 18 marzo 2007 è stata ufficialmente presentata alle Autorità libiche, ai sensi delle pertinenti norme internazionali (artt. 31 e 40 della Convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari) una richiesta di risarcimento dei danni, quantificata in 4.590.000 Euro. Tale cifra include il valore delle richieste di indennizzo presentate dal personale all'epoca in servizio presso il Consolato Generale (590.000 euro), tra le quali è stata computata anche quella del Sig. Antonio Simoes Gonçalves (75.500 euro)”. Il Sottosegretario ha tuttavia riconosciuto come “la controparte libica non ha sinora formalmente risposto alla richiesta italiana di risarcimento”.

Il Sen. Mantica ha quindi garantito che il caso del Sig. Gonçalves “figurerà al primo punto dell'ordine del giorno della prossima riunione della Commissione Nazionale per gli Indennizzi, l'organismo appositamente previsto dall'Art. 208 del DPR 18/67 per far fronte a casi simili”. Ancora una volta, però, viene fatto notare che – nonostante il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato a tale istanza – risulta “impossibile al momento per il Ministero degli Esteri prevederne l’esito”.
“Prendo atto del fatto che la vicenda sembri avviarsi a una soluzione – afferma l’On. Fedi – sebbene con un ritardo tale da ledere i diritti di un contrattista al servizio della nostra rete consolare. Ritengo che sarebbe opportuno risolvere la questione senza farsi dettare i tempi dal Governo libico”, conclude il deputato del Pd eletto all’estero.


ADDIO CANDIDO COATITI PROTAGONISTA DELLO SVILUPPO DEI TRASPORTI IN ABRUZZO



Sono stato alle sue dipendenze per tanti anni e mi ha colpito profondamente la notizia della sua morte appresa dai giornali ad esequie avvenute. Candido Coatiti, il “DIRETTORE” è scomparso
improvvisamente nei giorni scorsi senza che nessuno lo sapesse al di fuori dei suoi familiari.
Conosciuto in tutta la regione per aver diretto per molti anni la Gestione Commissariale Governativa della Ferrovia Penne -Pescara e Trasporti Urbani di Pescara (oggi Gestione Trasporti Metropolitani), era un professionista di idee avveniristiche sempre alla ricerca di innovazioni nel campo della mobilità urbana, come nell’architettura d’avanguardia e nella tecnologia dei trasporti pubblici.
Per sua espressa volontà ha preferito andarsene in silenzio ma lascia una traccia indelebile delle sue opere non solo a Pescara ma in tutto l’Abruzzo e in molte altre regioni d’Italia dove ha realizzato importanti opere di edilizia civile. Gli ex collaboratori lo ricordiamo con commozione, affetto e riconoscenza per aver avuto la fortuna di lavorare con lui apprendendo tanti segreti sul complesso mondo dei trasporti.
A volte sapeva essere rigido quando le esigenze aziendali richiedevano la massima concentrazione ma chi lavorava con lui sapeva benissimo che il rispetto delle regole infine premiava tutti con la soddisfazione e la gratificazione dei risultati raggiunti; come quando la Gestione Governativa, tra le prime aziende italiane, ridusse un passivo enorme nel giro di pochi anni.
Altra sua dote rara nell’Italia delle raccomandazioni era la refrattarietà alle pressioni politiche a costo anche di “dispiacere” a qualche pezzo grosso.

Giunto da Bari, sua città natale, negli anni ‘60 fu assegnato, come funzionario del Ministero dei Trasporti, alla direzione della ex FEA passata sotto la gestione del Governo in seguito a fallimento. Iniziò la ricostruzione dell'Azienda con impegno e in breve tempo riuscì a fondere la ex Forlini con l'ex Fea allargando la rete delle linee urbane e istituendo rapidi servizi sostitutivi della ferrovia Penne Pescara.
Il suo costante impegno fu sempre rivolto alla modernizzazione dei servizi introducendo per la prima volta in Abruzzo la meccanizzazione dei biglietti e la razionalizzazione dei servizi tecnici con notevoli benefici per l'utenza.
Ma Candido Coatiti non fu solo il creatore della vasta rete di servizi urbani ex extraurbani nell’area metropolitana Pescarese riconosciuta da tutti all’avanguardia del settore. Dopo aver lasciato per limiti di età la G.G. fu chiamato a progettare e poi a dirigere l’aeroporto Liberi che in pochissimo tempo triplicò il numero dei viaggiatori e si aprì una pagina importante nel trasporto aereo regionale.
Come ingegnere civile realizzò grandi infrastrutture con criteri avveniristici come lo stesso deposito G.G. di Via Aterno, alcuni ponti stradali in zone difficili (Caramanico) e importanti opere pubbliche nell’Italia del Sud.
Non basterebbe un libro intero per tracciare una biografia dell’Ing. Coatiti. La nostra Comunità lo ricorderà non solo per le sue doti di dirigente illuminato ma soprattutto per essere stato un protagonista dello sviluppo della città di Pescara che lui amava ed aveva scelto per viverci e per lavorare. Ai figli Ciro e Maurizio le condoglianze sentite dell’amico Romano Di Bernardo.

Tuesday, February 17, 2009

IL CROLLO DELLA FONTANA DI TOYO ITO INTERESSA LA STAMPA DI MEZZO MONDO ***

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Come autentico pescarese sono profondamente colpito dal crollo della fontana di Toyo Ito. Dopo la sua inaugurazione avevo spedito diverse fotografie della scultura ad amici che vivono all’estero vantandomi, si fa per dire, di vivere in una città che, anche se povera di monumenti antichi, poteva mostrare non solo la “nave” di Cascella e diverse opere pittoriche di Michetti, ma anche una realizzazione del famoso scultore giapponese. Comunque non dobbiamo drammatizzare; una soluzione certamente si troverà. I soldi spesi sono tanti e chi li ha intascati dovrà impegnare per risolvere il problema.
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Potrebbe trattarsi di un cedimento strutturale ma le cause del crollo improvviso della costosa fontana installata nella “Piazza Salotto” di Pescara, opera del famoso scultore Toyo Ito sono ancora da accertare. Ormai tutta la stampa nazionale si sta interessando dell’evento che ha suscitato tanto clamore soprattutto per la pretesa che l’opera, chiamata Huge wine glassper la sua somiglianza ad un grosso calice di vino rosso, pretendeva di dare una dimensione diversa e futuribile alla città come richiamo turistico e come immagine di grande capolavoro.
Mentre i tecnici sono impegnati per capire cosa in realtà sia successo alla fontana solo dopo due mesi dalla sua inaugurazione avvenuta in pompa magna il 14 di dicembre prima del terremoto giudiziario che ha interessato l’amministrazione comunale della città dannunziana.
In molti ambienti della cittadini la rottura della fontana è stata associata nell’immaginario collettivo al crollo dell’amministrazione guidata dall’ex sindaco D’Alfonso che, a prescindere dalle disavventure giudiziarie che lo vedono sotto accusa per alcuni reati, è criticato per la spesa di oltre un milione di euro intascata dall’autore della scultura. Il 70% a carico della soc. Lafarge ed il 30% dalla Fondazione 'PescarAbruzzo'.Il monumento, tanto osannato, che ha ceduto improvvisamente, è alto cinque metri ed è realizzato in materiale acrilico “polimetilmetacrilato”, fra le resine acriliche più trasparenti al mondo.
La Clax Italia, la società che ha realizzato il progetto dell'architetto giapponese Toyo Ito dello Huge Wineglass, fa sapere che è pronta a ripristinare l'opera non appena accertato cosa abbia provocato il cedimento. La stessa azienda poi tiene a precisare che sia le sculture realizzate ai mercati di Traiano a Roma, sia i due cubi di Bagdad hanno resistito addirittura (gli ultimi due) alla recente guerra in Iraq. Quello di Piazza della Rinascita a Pescara sarebbe il primo caso di cedimento strutturale.


Friday, February 13, 2009

A Pescara: IL PONTE DEL MARE SARA’ PRONTO PER LA PROSSIMA ESTATE ? ***


Sarà l’immagine di Pescara che resterà nella memoria del visitatore della città il “Ponte del Mare” che sta sorgendo sul vecchio porto canale e che unirà le due “marine” 7 appartenenti, fino al 1927 a territori di due province diverse divise dal fiume che ha dato il nome alla città di D’Annunzio.
Il vecchio sogno dei pescaresi si sta avverando e i pescatori di Borgo Marino Sud non hanno più bisogno del “traghettatore” per passare sull’altra banchina.
Ma il Ponte sarà anche la carta vincente per la valorizzazione dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo. Una volta bonificata e liberata dalle tonnellate di amianto (coperture di eternit) che contiene, questa zona (vera e propria ambientale) costituirà, secondo gli amministratori e gli imprenditori privati che finanziano la costruzione del Ponte, un polo d’attrazione per le attività portuali, turistici e commerciali di Porta Nuova.

CARARISTICHE TECNICHE DEL PONTE DEL MARE

Il ponte è lungo 400 metri e i due percorsi, a circa 10 metri di altezza, sono larghi quattro metri e tre metri. Il primo ciclabile e il secondo riservato ai pedoni, si ricongiungono alle estremità formando un’unica sede. Il pilone centrale, alto 50 metri, è leggermente inclinato e regge una fune primaria alla quale sono fissati i tiranti secondari che sostengono e bilanciano i due rami separati.
Il sistema dei tiranti secondari crea due fusi conici e rappresenta sicuramente un inedito linguaggio strutturale nella letteratura dei ponti, e in tema di Ponte del Mare evoca l’immagine di due vele che s’intersecano. La struttura portante dei due impalcati è prevista in acciaio protetto con rivestimenti metallici (inox o alluminio), la piattaforma in calcestruzzo collaborante con l’acciaio. Tale tecnica costruttiva permette di minimizzare le oscillazioni del ponte, leggero e a grande luce, eliminando anche le torsioni della sezione. I tratti di estremità sono a semplice campata di 30 metri circa in acciaio-calcestruzzo su piloni in acciaio. Sia il pilone centrale che gli impalcati saranno illuminati in modo tale da rendere pienamente percepibile anche di notte la spazialità dell'opera. La piattaforma ciclabile e pedonale sarà trattata con speciali materiali antisdrucciolo.
PROGETTO ARCHITETTONICO: Arch. Walter Pichler & Partner (Bolzano) PROGETTO ESECUTIVO: Studio De Miranda Associati (Milano) ANALISI STRUTTURALE: Ing. Thomas Dusatti, Delta Ingegneria (Trento) GEOTECNICA, FONDAZIONI e OPERE in C.A.: Ing. Bruno Bianco, Studio IGM (Basiglio - Milano)
Tracciato ciclabile: 440.72 m;
Tracciato pedonale: 465,60m
Superficie complessiva degli impalcati: 3.108 m2
La pendenza delle rampe non supera
Questo ponte è stato criticato da esponenti politici contrari alla giunta D’Alfonso per diversi motivi.
Ne cito alcuni.

Una pendenza dell'8% il che renderebbe il ponte inaccessibile ai disabili quanto alle mamme con i passeggini
Un'altezza di 14,5 metri dal suolo il che lo renderà soggetto a delle oscillazioni non indifferenti per chi riuscirà a percorrerlo
Il mancato contributo allo snellimento del traffico
Un esborso di circa 7 milioni di euro (che comunque sarà in larga parte finanziato da imprenditori locali)

Monday, February 09, 2009

Interessa gli appassionati di Astronomia ***OCCHIO ALLA COMETA “LULIN” E AL “LEONE MAGGIORE”***



In collaborazione con l’Unione Astrofili Italiani, grazie ad Internet, con i telescopi remoti, possibile l’esplorazione della costellazione del Leone Maggiore per celebrare l’Anno Internazionale dell’ Astronomia
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E’ la prima visita di Lulin all’interno del Sistema Solare e nessuno sa come si manifesterà
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(di Nicola Facciolini )

Si avvicina alla Terra l’affascinante “cometa verde” C/2007 N3 Lulin. I suoi gas, in prossimità del Sole, stanno dipingendo lo spazio di verde: emissioni gassose ben note agli astronomi che la stanno osservando ormai da mesi. La cometa Lulin, scoperta nel 2007 da una collaborazione tra astronomi di Cina e Taiwan, si sta avvicinando: ci “sfiorerà” il prossimo 24 febbraio 2009 (Carnevale) da una distanza di sicurezza di 60 milioni di chilometri. Un piccolo record perché dovrebbe raggiungere una luminosità stimata dagli astronomi tra la quarta e la quinta magnitudine visuale ad occhio nudo, a meno di sorprese dell’ultima ora.

E’ consigliabile l’uso di binocoli e piccoli telescopi. le comete, grossi sassi di neve sporca che vagano nel cosmo, riservano quasi sempre grosse sorprese. I getti che colorano la Lulin di verde, emessi dal nucleo, contengono cianogeno, un gas ritrovato in molte comete, e carbonio biatomico. Sostanze che garantiscono un alone verde quando sono illuminate dalla luce del Sole nei freddi spazi siderali. Per osservarla bisogna guardare a sud tra le stelle della costellazione della Bilancia. Il 16 febbraio transiterà nella costellazione della Vergine e il 24 febbraio apparirà a poca distanza dal pianeta Saturno nella costellazione del Leone. Sta già attraversando il campo di stelle molto interessanti. Nelle immagini (in bianco e nero) raccolte dagli astrofili Ernesto Guido, Giovanni Sostero e Paul Camilleri la cometa verde ha offerto una prima sorpresa mostrando una “disconnessione”, ossia un distacco della coda di plasma.

Ma lo spettacolo cosmico è appena cominciato. La cometa Lulin sta gradualmente migliorando in maniera significativa la sua visibilità. Gli astronomi sanno che così è possibile cercare di osservare in dettaglio dei fenomeni inconsueti sviluppati nell’interazione tra l’astro chiomato e il Sole. Tra questi, come fanno notare gli esperti dell’Unione Astrofili Italiani, vi sono talvolta le disconnessioni della coda di plasma, ovvero delle “interruzioni” nel fluire dei gas ionizzati (tipicamente di colore azzurrastro, formati da ioni CO+) indotte dalle brusche variazioni del campo magnetico portato con sé dal vento solare: il campo magnetico solare stacca e trascina con se la coda di ioni, mentre se ne forma subito dopo una nuova con una orientazione leggermente diversa. La mattina del 4 febbraio, riprendendo in remoto dal New Mexico la cometa Lulin, gli astronomi hanno avuto la fortuna di documentare una disconnessione nella coda di plasma della cometa (forse, la prima identificata su questa cometa). Essa è visibile come una specie di “nodulo” di aspetto diffuso, in allontanamento dalla zona nucleare della cometa.

Non è tutto. In attesa del massimo avvicinamento della Lulin, Giorgio Bianciardi dell’Unione Astrofili Italiani ci avverte che venerdì 6 febbraio 2009, collegandosi via internet al telescopio remoto UAI (http://telescopioremoto.uai.it/ ) e agli altri osservatori remoti di “Skylive”, sarà possibile effettuare un fantastico viaggio nello spazio. “Con i telescopi remoti andremo a esplorare la costellazione del Leone Maggiore. Dalle 21:30 alle 23:00, nell’ambito dell’Anno Internazionale dell’ Astronomia”. Partendo dalle stelle a noi più vicine, a poche decine di anni luce dalla Terra, ci proietteremo oltre la Galassia. La posizione della costellazione rispetto al piano della Via Lattea ci permetterà infatti un viaggio attraverso galassie, ammassi e superammassi di galassie fino a distanze misurabili in miliardi di anni luce.

Le immagini che verranno scattate dallo staff di Skylive saranno commentate in audio, costruendo il viaggio attraverso gli oggetti deep-sky del Leone Maggiore. Il collegamento è, come sempre su Skylive, gratuito. E’ sufficiente chiedere la password gratuita (che varrà per sempre) sul sito http://www.skylive.it/ (almeno 24 ore prima del collegamento) e quindi fare il download del programma “Skylive-NG” che con due semplici click si installerà automaticamente sul vostro computer. Skylive ospita a Pedara, sulle pendici dell’ Etna, quattro telescopi remoti, tra cui il telescopio remoto dell’Unione Astrofili Italiani, e altri due osservatori remoti in Australia. Il collegamento e il download delle immagini è completamente gratuito per tutti gli astrofili che richiedano la password personale (http://www.skylive.it/ ). Non solo. Un piccolo abbonamento abilita l’utente al controllo completo, in piena autonomia e senza limite di orario, in modo condiviso, di tutti i telescopi italiani e australiani. Forti sconti per i soci UAI e per i docenti delle scuole.

Friday, February 06, 2009

“I RAGAZZI EBREI DI VILLA EMMA A NONANTOLA 1942-1943”***


A PESCARA PALAZZO MEZZOPRETI

Dal 7 febbraio è aperta la mostra “I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola 1942-1943”, ospitata nello spazio Le Cantine dell’Arte di Palazzo Mezzopreti, sede del Conservatorio e rimarrà aperta fino al 14 febbraio, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19 ( esclusa la domenica).
La mostra, promossa dalla Provincia di Pescara con la Fondazione Villa Emma di Nonantola (MO), ripercorre attraverso una serie di fotografie la vita di 73 ragazzi accolti a villa Emma e dei loro accompagnatori durante il loro soggiorno a Nonantola, tra il 1942 e il 1943.
La loro storia è profondamente segnata dagli eventi della fine della seconda Guerra Mondiale, in particolare con le persecuzioni naziste ai danni degli ebrei in Germania, in Austria, in Jugoslavia e in Italia, ma anche con la resistenza partigiana e con la grande solidarietà delle famiglie di Nonantola, che non esitarono ad accoglierli nelle proprie case durante l’occupazione tedesca dell’Italia.
Nella primavera del 1942 la Delasem, organizzazione assistenziale degli ebrei italiani, prese in affitto Villa Emma a Nonantola, presso Modena, per trasferirvi un gruppo di 43 ragazzi e 9 accompagnatori e per preparare il loro trasferimento definitivo in Palestina. Inizialmente la villa non era predisposta per accogliere i ragazzi, ma dopo alcune settimane, verificata la necessità del gruppo di stabilirsi a Nonantola per un lungo periodo, venne fornita dell’indispensabile, ed i ragazzi poterono intraprendere una vita ordinata, fatta di lezioni scolastiche e di falegnameria, lavori agricoli, faccende domestiche. La storia dei ragazzi ebrei di Nonantola è però anche una storia di solidarietà e di amicizia che coinvolge la popolazione locale: col tempo, i ragazzi iniziarono a frequentare i loro coetanei dando vita a numerose amicizie con i ragazzi del luogo, che in alcuni casi si sono mantenute fino ad oggi. Nella primavera del 1943 arrivarono a Villa Emma altri 33 ragazzi dalla Bosnia e dalla Croazia. Si trovarono così a vivere a Villa Emma 73 ragazzi e 13 adulti, divisi da profonde differenze culturali e dalla difficoltà di comunicare per via della lingua. L’8 settembre del 1943 non segnò solo la fine della guerra in Italia, ma anche una nuova grande difficoltà per gli ospiti della villa di Nonantola, che con l’occupazione dell’Italia da parte dei tedeschi, furono costretti a fuggire di nuovo per rifugiarsi in parte nel locale Seminario, in parte in casa di artigiani, contadini e commercianti di Nonantola e dei paesi limitrofi aiutati dal medico Giuseppe Moreali e da Don Arrigo Beccari. Dopo cinque settimane, la necessità di sfuggire ai rastrellamenti spinse il gruppo a riprendere la fuga verso la Svizzera aiutati dai contrabbandieri. Si salvarono tutti e la maggior parte di loro, alla fine della guerra raggiunse la Palestina dove vive ancora oggi. L’unico ad essere deportato fu un ragazzo di Sarajevo, Salomon Papo, che dopo un breve soggiorno a Villa Emma era stato ricoverato in un sanatorio sull’Appennino Modenese e il cui nome compare nella lista di un convoglio per Auschwitz, dove morì probabilmente nelle camere a gas.
La vicenda dei ragazzi di Villa Emma rappresenta uno straordinario esempio di generosità degli italiani verso gli ebrei durante l’occupazione tedesca, riconosciuta anche dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell'olocausto, che ha onorato l’opera di Giuseppe Moreali e Don Arrigo Beccari, primi due italiani insigniti del titolo di Giusti tra le nazioni e con un albero nel Viale dei Giusti a Gerusalemme.
Negli spazi della mostra, sarà possibile anche assistere alla proiezione del film-documentario I ragazzi di Villa Emma” prodotto da RAI Educational per “La storia siamo noi”


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Saturday, September 20, 2008

IL PONTE DEL MARE COMINCIA A DELINEARSI SULLO SCENARIO DEL PORTO DI PESCARA***


di Romano Di Bernardo


Spinto dalla legittima curiosità di pescarese ho voluto assistere, insieme a tanti altri “sfaccendati”, ad alcune fasi dei lavori di costruzione del Ponte del Mare.Da un gruppetto di persone ho udito provenire la voce di uno che diceva: “…Ma a che serve…tutta questa fatica….tutti questi soldi spesi….per farci passare solo pedoni e biciclette….” .Un altro approvava e rincarava la dose:” E’ un capriccio…del sindaco…vedi cosa hanno fatto a Venezia…non piace a nessuno”. Non sono intervenuto e ho proseguito la mia passeggiata sul molo Nord rimuginando quei discorsi.


------------------------------------------------------Mi sono reso conto che l’indifferenza, per non dire la freddezza, dimostrata in certi ambienti veneziani in occasione della inaugurazione del ponte ciclo-pedonale avvenuto pochi giorni fa sul Canal Grande, ha portato acqua al mulino dei pescaresi contrari all’opera in avanzata fase di costruzione del nostro “ponte del mare” L’opera voluta dall’attuale Amministrazione porta l’impronta di Luciano D’Alfonso e, come era logico prevedere, i suoi avversari, pronti a criticare qualunque atto del Sindaco, hanno preso al volo il venticello freddo proveniente dal Canal Grande per associarlo in qualche modo alle critiche espresse in molte occasioni riguardo all’utilità del manufatto.La corrente contraria a questa realizzazione non pregiudica certamente la solidità dell’attuale Giunta ma alimenta il sottobosco di una opposizione sempre in agguato per sminuire lo spessore del cambiamento della nostra città che in pochi anni si è scrollata di dosso l’immagine di centro commerciale dinamico ma estremamente disordinato e caotico. Il ponte non è fatto per migliorare la circolazione stradale ma rappresenta proprio la vocazione della città di D’Annunzio protesa verso l’Oriente. Non costa un solo centesimo al Comune in quanto è finanziato da imprenditori privati che vogliono migliorare l’immagine di Pescara. La ricaduta economica andrà sì a loro vantaggio ma avrà anche un effetto positivo su tutta la Comunità Voglio riportare un frammento del discorso di Luciano D’Alfonso in occasione della presentazione del Ponte del Mare: La realizzazione del Ponte del Mare è un segno molto forte per riagganciare i tratti importanti della nostra identità. Pescara, un tempo, era una città divisa poi diventata unica ma non è mai stata un luogo chiuso dalle mura. Nel suo percorso per diventare una città europea è essenziale favorire la dimensione delle relazioni ed il ponte è l’opera che meglio può simboleggiare questa volontà. L’idea di città che ci sta cuore, infatti, è quella di un territorio che favorisca il vincolo tra i cittadini, il conoscersi e il riconoscersi”.

Sunday, September 14, 2008

E' USCITO IL DISCO "SANTA FE" DI GIO' DI TONNO

di Romano Di Bernardo
Era atteso il tutta Italia ma soprattutto in Abruzzo il disco che doveva finalmente dare un colpo finale verso una meritata notorietà del cantante pescarese che in coppia con Lola Ponce vinse il Festival di Sanremo 2008 .Oltre alla celeberrima “COLPO DI FULMINE cantata in coppia con Lola Ponce, il cd contiene altri undici brani : OGNI COSA, LA PECORA NERA, COME POSSO DIRE , MEZZO SECONDO, L’ANGELO, POCHE PAROLE D’AMORE, IL TEMPO NECESSARIO, COME STAI ?, L’AMORE E’ UN ELEFANTE, STANCO, LE COSE CHE HO, quest’ultimo con la straordinaria partecipazione dell’attore Giancarlo Giannini.Questo passo importante nella sua carriera riconferma la serietà professionale di Giò. Egli avrebbe potuto pubblicare il disco anche subito dopo il successo di Sanremo. Forse avrebbe venduto qualche copia in più ma, probabilmente, non avrebbe dato la dimostrazione definitiva che il suo percorso artistico non si era fermato con il successo ottenuto sui palcoscenici del musical, ammesso e non concesso che questo genere di spettacolo fosse tanto diverso e/o meno importante della pura canzone.
Gio' insieme al gestore della Sala Prove DECIBEL David Di Bernardo
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Wednesday, September 13, 2006

Novità in libreria – “Settembre” ***


Opera prima di PAOLO DI TORO MAMMARELLA (Solaris Edizioni)

“Un esordio sorprendente, un giovane autore di cui sentiremo parlare ancora a lungo”: si è espresso così Stefano Franzini, noto critico letterario piacentino, a proposito di Settembre(Solaris Edizioni), il nuovo romanzo di Paolo Di Toro Mammarella presentato lo scorso agosto. “Un eccellente mix di immagini, sensazioni, suggestioni, ottimamente sostenute da un vivido spirito descrittivo e da una convincente costruzione narrativa” gli ha fatto eco Maurilio Perotti, editore marchigiano. Elogi a raffica sono dunque piovuti sull’opera prima del giovane scrittore abruzzese, portando Settembre al centro dell’attenzione di critici e lettori.
Paolo Di Toro Mammarella è nato nel 1975 a Pescara, città dove vive e lavora. Laureato in sociologia, attualmente è responsabile di un progetto per la prevenzione dell’abbandono scolastico. Dopo aver collaborato con diverse testate, tra cui Il Tempo e il Corriere Romagna, dal 2003 è vicedirettore della rivista Abruzzo nel Mondo.
Sono tante le chiavi di lettura cui si presta il romanzo, dove alla narrazione di vicende tipiche dell’esperienza giovanile, affrontate ora con ironia, ora con malinconico realismo, si affiancano trame dai netti risvolti etici, intimistici, filosofici e sociali.
In un piccolo mondo dove pare davvero sottile la linea tracciata a distinguere normalità e diversità, ragione e follia, l’autore ci guida tra le antiche stradine di un microcosmo che occhieggia da secoli, imperturbabile, in cima ad una collina verde e silenziosa. Uno spazio dove tutto sembra muoversi e cambiare molto velocemente, eccetto lei, la fontana bianca e solitaria, quasi a ricordare a quella folla giovane, allegra, colorata e a volte un po’ distratta, l’incedere furioso e inesorabile della vita. E il tempo, tra indimenticabili storie d’amore e di amicizia, scivola lentamente via, come polvere, in fondo incapace, però, di travolgere quelle piccole cose che restano. Piccole cose che non sfuggono ai giovani protagonisti, catapultati da un “mondo di fuori” spesso cinico ed egoista in una sorta di universo parallelo, dove è più facile fermarsi ed osservare, ascoltare, distinguere. E proprio qui, in questo microcosmo unico, prendono vita storie e passioni, continuamente sospese tra amore e tragedia, buio e luce, scivolando verso un finale che attende lì, inesorabile, all’ombra di una fontana bianca e solitaria che svetta silenziosa in una fresca mattina di settembre.


A Pescara, il romanzo è disponibile presso la redazione di Abruzzo nel Mondo (via Marconi 18; e-mail: abrumond@yahoo.it; tel. 349 555 76 89) e presso la Libreria della Stazione (Atrio Stazione F.S. – Pescara – tel. 085 291367)




Nelle affollate aule universitarie
e nei vivaci locali del centro storico,
migliaia di giovani incrociano ogni anno
le proprie storie, passioni, delusioni e speranze.
All’ombra della cittadella universitaria nascono e muoiono
indimenticabili pagine d’amore e d’amicizia
che il tempo, però, non riesce mai a cancellare.

Settembre IL NUOVO ROMANZO CHE RACCONTA UNA GENERAZIONE

disponibile presso:

Abruzzo nel Mondo – Via Marconi 18

Libreria della Stazione – Atrio Stazione F.S.
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Thursday, August 31, 2006

31 Agosto 1943 *** 63 ANNI FA IL PRIMO BOMBARDAMENTO DI PESCARA



di Romano Di Bernardo
Avevo solo 8 anni ma sapevo riconoscere gli aerei militari italiani e tedeschi anche in lontananza, ma…quel giorno di fine agosto il rumore dei motori che si sentiva in lontananza sul mare era diverso. Giocavo con i soliti amichetti con i quali avrei dovuto tra qualche giorno condividere il rientro a scuola per frequantare la IV elemntare. Era l’ora del pranzo e già dalle cucine di S. Silvestro arrivava l’odore di pasta e peperoni fritti.
Mi fermai ad osservare il cielo azzurro proprio mentre mia madre si affacciava preoccupata alla finestra del primo piano.
Anche se questi ricordi appartengono ad un passato ormai lontanissimo è necessario riproporlo alle nuove generazioni di pescaresi perché si rendano conto che oggi, nonostante i mali che affliggono la nostra società, i bambini possono guardare al cielo limpido di una giornata di fine agosto senza temere che da quel meraviglioso sfondo azzurro sbuchi una “fortezza volante” con il suo carico di morte.
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Dalla rubrica “LA MIA GUERRA” pubblicata da “Il Centro” voglio pubblicare uno stralcio del mio racconto dove rivivo il terrore e la meraviglia della gente della mia borgata al momento del primo avvistamento della formazione aerea che stava per sganciare su Pescara una pioggia di bombe.


“Il rombo intanto diventava sempre più forte e molti vicini richiamati sulla strada da quello strano frastuono, si misero ad osservare il cielo schermandosi gli occhi con le mani a causa del sole di agosto che da poco aveva superato lo Zenit.

Tutti guardavano in alto ma nessuno scorgeva ancora 1a fonte di quel fracasso che ora penetrava fin dentro il cervello.

Giuseppina di "Pelacane" era una povera donna abbandonata dal marito, ubriacone e violento, una decina d'anni prima, ed ora viveva facendo la cuoca alla refezione scolastica, ma quando poteva, portava dell'acqua fresca a qualche famiglia priva di braccia forti attingendola al pozzo privato di Minacce di "Sgajozze".

La conca che tracimava leggermente ad ogni passo della donna bagnandole il viso accalorato dalla fatica, poggiava sulla “spara", ovvero "mappina" (o "mandricchione"), piccola tovaglia da cucina arrotolata sulla testa per ammorbidire l'impatto.

Ricordo il grido di "Zi Peppine di Ballone" quando vide 1a prima formazione di aerei che entrava dal mare ad un'altezza incredibile per quei tempi: "Madonne di lu Rusarie!".

Ballone cominciò a contare con la voce tremante e con gl occhi sbarrati: "tre... sei... nove... dodici... Madonne di li Rusarie... San Silvestre mie... aiutace tu...". Quasi per contagio collettivo tutti invocavano il Santo e la Madonna della Borgata prima che quei piccolissimi punti bianchi ordinatamente raggruppati in formazione simili alle anatre che a dicembre entrano dall'Adriatico per fuggire alla bora, aprissero le loro pance pel liberare le bombe dai sostegni.

Era l'ora di pranzo e la gente, sia pure con il fronte ir Sicilia, non conosceva ancora il volto più mostruoso della guerra…”

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Wednesday, August 30, 2006

IMMIGRAZIONE BATTE EMIGRAZIONE 5 a 0


Da Massimo Seracini > candidato per l’UDC, Circoscrizione Estero Centro e Nord America nelle ultime elezioni politiche, riceviamo e pubblichiamo questo articolo sull’attuale politica italiana in materia di IMMIGRAZIONE ed EMIGRAZIONE
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L'attuale fenomeno dell'immigrazione selvaggia in Italia da parte del terzo mondo e' osservato e commentato da molti punti di vista: politico, religioso, sociale, morale ed economico, ma manca completamente il confronto con l'emigrazione italiana nel mondo che servirebbe a capire ed inquadrare i problemi che stanno moltiplicandosi in progressione geometrica negli ultimi dieci anni nel Paese per l'impreparazione a tutti i livelli a trattare questa nuova realtà italiana.
Pudicizia, vergogna e volontà politica hanno da sempre ignorato l'emigrazione e considerata come una pagina non dignitosa, della nostra storia moderna. I media nazionali hanno fatto sempre eco a questa tendenza, trattandoci come veri paria di una società che stava salendo i gradini della ricchezza e della collocazione mondiale e voleva eliminare gli stracci e le valigie di cartone dell'emigrazione dai suoi armadi!
Nemmeno il recente voto estero degli italiani nel mondo ed i loro 18 rappresentanti oggi presenti nel Parlamento hanno modificato questa tendenza anzi, paradossalmente, l'hanno aggravata e ridicolizzata, come si legge nei media (significativo il servizio della rivista Panorama del 7 luglio scorso!) e nell'informazione a noi dedicata (tipico esempio la RAI International, vera Cenerentola del palinsesto RAI!).
Quest'attitudine superficiale ed irriguardosa ha di conseguenza limitato ed eliminato in partenza il contributo che la nostra esperienza (sulla pelle) avrebbe potuto portare per conoscere ed affrontare l'immigrazione selvaggia di oggi che e' pagata da un Paese impreparato.
E' un patrimonio sciupato che avrebbe potuto dare invece frutti importanti. Nessuno ha voluto sentire sull' argomento la nostra opinione e le nostre raccomandazioni, neppure quelle degli organi predisposti a rappresentarci in Italia, come la CGIE dal 1989 ed i nuovi Parlamentari Esteri.L'assurdo di questa situazione e' quello di constatare il fiorire di "esperti dell'immigrazione" a tutti i livelli istituzionali (perfino i grandi Comuni hanno l'Assessorato all'Immigrazione!) fatti in casa magari con una “laureuccia” in sociologia sufficiente a qualificarli.
Infine, la nuova proposta di abbassare a 5 anni continuativi il limite minimo per consentire agli immigrati di richiedere la cittadinanza italiana ed il parallelo con quanto devono aspettare i nostri connazionali all'estero, per vedersela riconosciuta dai consolati, e' un altro "esempio esemplare e significativo" della volontà politica dell'attuale maggioranza di favorire l'immigrazione del terzo mondo invece di considerare la realtà dell'emigrazione italiana con centinaia di migliaia di figli nostri che risiedono, senza una occupazione, in America Latina che aspettano da anni i documenti per poter venire a lavorare in Italia.
Ai "grandi pensatori" di questa proposta scandalosa ed offensiva verso tutti noi esteri non e' venuto in mente che era doveroso ed utile per il Paese prendere in considerazione prima dei "boat people" i propri ragazzi all'estero, che non verranno mai illegalmente in Italia come loro, creando, in questo caso giustamente, una scorciatoia legislativa per farli rientrare nella loro famiglia italiana di origine.I francesi lo fecero negli anni cinquanta dopo la guerra in Algeria, gli inglesi l'hanno sempre fatto per le loro ex-colonie, i belgi, gli olandesi i portoghesi pure.
Noi no! Preferiamo privilegiare il terzo mondo a chi ha i genitori ed i nonni italiani!

Massimo Seracini UDC Nord e Centro America gia' candidato nella lista UDC alla Camera dei Deputati ripartizione Nord e Centro America

Wednesday, August 23, 2006

IL GRAN SASSO SI SPACCA


FRANA IL CORNO GRANDE

Spesso esageriamo con il catastrofismo ma…..


La notizia è clamorosa, le fotografie dei giornali abruzzesi sparano in prima pagina a colori le foto della gigantesca frana che sta interessando il CORNO GRANDE sotto titoloni da GUERRA MONDIALE.

Ma guardiamoci un po’ intorno e prendiamo in considerazione gli eventi naturali di questi ultimi tempi che sono sotto lo sguardo di tutti. Squali giganteschi popolano il Mediterraneo; chicchi di grandine grossi come limoni; la temperatura del mare raggiunge quasi 30° centigradi; trombe d’aria di violenza mai vista prima investono molte zone d’Italia ecc. ecc.- Ora ci mancava pure la “caduta” del Gran Sasso, il simbolo più importante che inorgoglisce gli abruzzesi per l’immagine di forza e di durezza selvaggia che evoca nell’immaginario collettivo.

Sono veramente avvenimenti eccezionali oppure stiamo esagerando con il sentirci vicini alla “catastrofe” prima che ci colpisca ?
Lascio questo interrogativo sospeso nell’aria anche perché, francamente, non saprei darmi una risposta credibile.

Intanto approfitto di questa giornata splendida per fotografare la “BELLA ADDORMENTATA” che appare sullo sfondo di questa immagine ripresa dal molo Nord del porto canale di Pescara. La foto è stata da me scattata il giorno prima che il corno grande crollasse.
Oggi c’è foschia e non riesco a inquadrare bene la montagna e non so se il profilo del “Gigante dormiente” immortalato dai poeti sia cambiato in seguito alla frana….speriamo di no…altrimenti sarebbe sì un vero disastro

Friday, August 18, 2006

PSTOLA SI... PISTOLA NO


di Romano Di Bernardo

In questi giorni a Pescara si è accesa una polemica tra il comandante della Polizia Locale e l’On. Acerbo di Rifondazione Comunista sulla opportunità di dotare la Polizia Locale di pistola. Io stimo Acerbo per la sua determinazione nel condurre le battaglie, sono però del parere che il giovane politico a volte esagera. Spesso, come in questo caso, le sue prese di posizione entrano anche in argomenti obbiettivamente estranei ad ideologie che non hanno nulla a che vedere con la salvaguardia della sicurezza dei cittadini.

I vigili sono stati spesso minacciati ed anche picchiati da delinquenti che approfittano proprio della condizione precaria in cui sono costretti a svolgere il loro servizio, specialmente nelle ore notturne, senza disporre della pistola. Hanno solo uno sfollagente che può essere utile in alcune occasioni ma che non serve a nulla di fronte ad un soggetto male intenzionato in possesso di arma da fuoco o, comunque, deciso a far male.

Perché Acerbo si oppone alla legittima richiesta del Comandante della Polizia Locale di poter armare i suoi uomini ? Io credo che il battagliero Deputato, per altro sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente, sia ancora troppo prigioniero di una mentalità “pacifista” di cui si è nutrito militando fin da giovanissimo nella sinistra radicale.

Essere contrari alla esibizione delle armi è un sentimento sicuramente condiviso da moltissimi cittadini, ma…perbacco, non esageriamo ! I due agenti picchiati selvaggiamente pochi giorni addietro e finiti all’ospedale non avrebbero certamente potuto lottare all’arma bianca contro i loro assalitori né avrebbero sparato su di loro se avessero potuto estrarre l’arma e intimare agli energumeni di fermarsi.
Usare la pistola come deterrente vorrebbe dire maggiore sicurezza non solo per i vigili ma per tutti i cittadini.
Detto questo, però, l’arma dovrebbe essere consegnata solamente dopo un periodo di adeguato addestramento ad un gruppo selezionato di agenti idonei al suo uso.

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Thursday, August 17, 2006

libri di mare

STORIE D'ACQUA E DI NAVIGAZIONE ESTREMA DEL GIORNALISTA NAVIGATORE ROMANO DI BERNARDO ***
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Di Bernardo Romano, Storie d'acqua e di navigazione estrema, Editrice Sigraf, 2003, p. 198. Il libro, illustrato da disegni e acquerelli dell'Autore, è accompagnato da una ricca documentazione fotografica che completa la narrazione di due imprese, per l'epoca e per i mezzi impiegati a dir poco fuori del comune. La prima traversata dell'Adriatico Pescara - Spalato e il Raid del Centanario Dannunziano Pescara - Gardone Riviera e ritorno tutto su vie d'acqua.
------------------------------------------Le vicende risalgono infatti al 1961 e Di Bernardo, giovanissimo ex sottufficiale della Marina Militare, lavorava nella redazione pescarese de Il Messaggero, ma non aveva perso l'amore per il mare, che lo aveva precedentemente indotto ad abbracciare la carriera militare. E così, con un compagno d'avventura, squattrinato come lui, costruì un "trimarano" di segatura pressata e verniciata, tenuto su da due galleggianti, per ripercorrere le vecchie rotte che una volta avevano legato Pescara e la costa dalmata in traffici fiorenti, coltivando nel contempo la segreta speranza di dare nuovo impulso ai legami tra le opposte sponde dell'Adriatico. Nel 1963 volle realizzare un'impresa non meno "improbabile", per raggiungere in barca Gardone Riviera da Pescara, in occasione del centenario della nascita di D'Annunzio.Il libro è una carrellata di ricordi, di avventure, di incontri, di personaggi, e anche una lezione di nautica per aspiranti self-made diportisti ai quali, raccontando in appendice la storia dell'amico Rocco Lauro, insegna che "la barca si conquista prima ancora di comprarla".Il libro costa 14,00 € + spedizione posta prioritaria - PAGAMENTO con vaglia postale---------------------Romano Di Bernardo – Via S. Silvestro, 132 – 65132 Pescara info@pescaraonline.net tel. 085 4982689 - 339 4042237
Vedi recensione su http://www.sullacrestadellonda.it/ - Il libro è stato scelto dal Museo del Mare ligure

Friday, August 11, 2006

STORIA DI EROI


Ten. col. pil. GASTONE GORELLI ***
Sessantasei anni fa cadeva in Africa dopo una cruenta battaglia
(Dal periodico “AERONAUTICA” dell’Ass.Arma.Aeronatica)

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Il 21 giugno 1940, undici giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia, moriva il ten. col. pil. Gastone Gorelli del quale ripercorriamo in breve la vita quale postumo omaggio ad un aviatore del quale pochi ricordano l' eroica fine.
Nato a Roma il 3 luglio 1899, dopo gli studi partecipa al l° corso per allievi ufficiali piloti aviatori frequentando la Scuola di volo di Palo nel marzo 1918 e venendo in seguito nominato sottotenente di artiglieria brevettato aviatore.
Collocato in congedo, viene riassunto in servizio nell'Arma Aeronautica nel 1924 conseguendo l'anno dopo la nomina a pilota militare. Dopo la frequenza della Scuola Caccia ed un periodo di servizio in vari reparti, nel 1931 è prima al l° Stormo Caccia e poco dopo al 4° Stormo di Gorizia nel quale diviene prima comandante della 97 a Squadriglia e poi del T Gruppo.

Nel 1935 è all'Aviazione della Somalia, ente che lascia nel 1936 perché assegnato a uno Stormo BT a Bologna, reparto nel quale presta un breve servizio in quanto destinato al comando dell'aeroporto eritreo di Assab.
L’inizio del secondo conflitto mondiale lo trova a Dire Daua (Etiopia) quale comandante di un Gruppo da bombardamento terrestre con il quale effettua subito numerose azioni su obiettivi nemici.
Il 21 giugno 1940, al rientro da una missione notturna con un S. 81, è costretto ad atterrare in territorio nemico dove si difende strenuamente dall'attacco di avversari indigeni che, quando esaurisce le sue munizioni, lo uccidono selvaggiamente.

I suoi resti, recuperati in seguito insieme a quelli degli altri membri dell'equipaggio, vengono sepolti nel cimitero militare di Addis Abeba dove tuttora riposano.
Pluridecorato e più volte encomiato per l'azione di comando e per aver recuperato in condizioni particolarmente difficile un velivolo in avaria, gli viene conferita la Medaglia d'argento al VM alla memoria con la seguente motivazione: «Comandante di un gruppo aeroplani, ricevuto l'ordine di compiere di notte un'azione di bombardamento su un posto nemico sito a grande distanza dalla base, compreso delle rilevanti difficoltà che l'azione richiedeva, assumeva il comando in volo della formazione e raggiunto l'obiettivo lo colpiva con risultatii particolarmente apprezzabili. Durante la rotta del rientro, sorpreso da una tempesta di sabbia e costretto pertanto ad atterrare in territorio nemico, con le armi di bordo strenuamente si opponeva al selvaggio attacco di orde indigene inferocite dalla sua eroica resistenza. Caduti i compagni di volo e rimasto solo con unica arma il moschetto, alla salvezza che poteva dargli la resa, preferiva l'eroica morte sul campo della gloria. Cielo di Zeila, 21 giugno 1940».

Sunday, July 23, 2006

Libri


LA TELEGRAFIA VISIVA DAI BABILONESI AL NOVECENTO ***

In una ricerca di Urbano Gavina


L’Autore di questa interessante pubblicazione, Urbano Gavina, scrittore e radioamatore, può essere considerato uno storico della comunicazione avendo affrontato nella sua lunga attività pubblicistica, argomenti legati alla necessità di comunicare che l’uomo ha sempre avuto fin dagli albori della civiltà. Ma è bene riportare la nota che lo stesso Autore mette in quarta di copertina

Nella seconda metà dell'Ottocento con l'affermazione della telegrafia elettrica, le antiche catene di torri segnaletiche furono via via abbandonate. Originariamente usate nell'alto medioevo per spedire segnali, in genere d'allarme, attraverso la combustione di fascine di paglia o di legna, esse con il passare del tempo trovarono una applicazione sempre più complessa, che tuttavia ci costringe ad attendere l'epoca napoleonica per vedere le prime trasmissioni di segnali mediante la moderna telegrafia aerea ad opera dei fratelli Chappe.

Non è semplice allora ricostruire dai resti di queste antiche torri le vecchie linee telegrafiche. Più semplice, invece, è scorgere gli antichi semafori lungo le strade costiere, specie nei loro punti più inoltrati e spesso più elevati, là dove più facilmente si riusciva ad avvistare e comunicare per tempo le frequenti e rapide incursioni della pirateria ottomana che aveva le sue basi nelle vicine coste dell'Albania e del Nord Africa.

La trasformazione di alcune torri costiere in telegrafi marini ad asta, capaci di comunicare con le navi che transitavano sotto costa o, nel migliore dei casi, non oltre l'orizzonte marino, contribuì a mantenerle in vita. Fino a quando, nel primo Novecento, la Telegrafia‑senza‑fili di Marconi, fece il suo ingresso, segnando in modo definitivo il tramonto del sistema di segnalazione a bracci mobili originato dalla Télégraphie aérienne degli Chappe (l'arma segreta che alimentò il mito dell'imbattibilità di Napoleone).

Ricordare che la Grande telegrafia visiva dell'Ottocento, con le sue tecniche e i suoi linguaggi, non è del tutto estranea allo schema scientifico che guida le moderne telecomunicazioni, può servire da stimolo per non dimenticarla. 0 meglio, per riscoprirla senza atteggiamenti di sufficienza, senza preconcetti. Per custodirla con attenzione, come se fosse la vecchia foto da incorniciare e appendere di un'antenata che fila con la rocca. Per sdebitarci ed esserle riconoscente d'avere spianato la strada con la sua semplicità alle radiocomunicazioni odierne.


Urbano Cavina è nato in Romagna, dove vive. Scrive articoli per I' 1stituto di Studi Storici Postali ‑ Prato" e collabora con il mensile "RadioKit Elettronica". Ha scritto Marconisti d'Altomare (C&C 2000) e Onde Radio e telegrafia in mare (Il rostro 2003).

SANDIT S.R.L. – Via IV Novembre, 3/P – 24021 Albino (BG) – Tel.035 752755

Il libro costa 11,00 € < info@sanditmarket.it www.sanditmarket.it





Saturday, July 22, 2006


SENTENZA VERGOGNOSA *** ZIDAN GIUSTIFICATO ***
D’ora in poi il caso farà giurisprudenza

di Romano Di Bernardo

La FIFA ci ha preso a pesci in faccia o, se volete, a cornate, emettendo quella vergognosa sentenza che, purtroppo, al di là di un concetto di stampo giustizialintegralista lontano anni luce dalla tradizione sportiva, giuridica e morale della civile europea, dimostra una palese avversione per il nostro Paese.
Non vorrei, però, che gli italiani (dico gli ITALIANI e non gli SPORTIVI ITALIANI visto che il fatto va oltre lo sport), si limitassero ad un atteggiamento di vittimismo e basta.
Bisogna protestare contro la FIFA in maniera decisa e allo stesso tempo far risaltare, di fronte all’opinione pubblica mondiale, l’atteggiamento sicuramente ostile dei nostri “CUGINI”, iniziando dai vertici dello Stato fino alle periferie delle grandi città d’oltralpe dove i “fratelli” del campione Zinadine Zidan bruciano le macchine, attaccano a pistolettate e bastonate la polizia devastando tutto ciò che rappresenta il potere e la “grandeur francaise” .
Noi italiani, con tutti i nostri difetti, ci sentiamo diversi dai nostri “cugini”; loro esaltano e giustificano Zidan ma allo stesso tempo emarginano quella popolazione di ex “piedi neri” da cui proviene il “pallone d’oro” e il 90% dei loro atleti. Noi (per restare nell’ambito dell’etica sportiva) non ci siamo nemmeno lontanamente sognati di giustificare gli sputi di Totti per essere stato insultato verbalmente in campo.

RELIGIONE *** CRISTIANITA’ E TESTIMONI DI GEOVA *** Charles Taze Russell e Joseph Franklin Rutherford *** La vita e le convinzioni dei primi due presidenti della Watch Tower
(nella foto Russel (a sinistra e Rutherford)
I TESTIMONI DI GEOVA VISTI DAI CATTOLICI
Due interessantissimi ed estremamente documentati lavori di un noto studioso dei testimoni di Geova. Questi testi possono essere liberamente usati per lo studio e l'approfondimento, con l'unica limitazione di citarne ogni volta la fonte. (dal sito http://www.qumran.net/ ) da “CHARLES TAZE RUSSELL: ERA UN MASSONE, UNO SPIRITISTA O UN TESTIMONE DI GEOVA?” di Sergio Pollina . Testi scaricabili liberamente dal sito indicato sopra.

Joseph Franklin RutherfordQuanti sono i testimoni di Geova che sanno di dovere ad un oscuro avvocato del Missouri la qualità della loro vita? Quanti di loro sanno che il movimento al quale appartengono e al quale hanno dedicato la loro vita e il loro futuro è frutto di un abile colpo di mano di un uomo che, con spregiudicatezza e cinismo, dopo essersi impadronito del controllo della Società fondata da Charles Taze Russell, con gradualità, ma implacabilmente, la trasformò in una struttura che di quella originaria non conservava più niente, neanche il nome?
Charles Taze RussellChi era e a che cosa credeva il fondatore della Watch Tower.
Russell e l'Apocalisse"Il primo presidente di questa società, C. T. Russell, fu potentemente impiegato da Geova nel periodo in cui si ripristinavano basilari verità bibliche fra i veri adoratori di Dio sulla terra" - La Torre di Guardia del 1/4/77, p. 207. In questa pagina alcuni esempi di 'intendimenti biblici' che smentiscono le asserzioni degli attuali "eredi" di Russell
Russell e la PiramideDa "profezia in pietra", ispirata da Dio, la Piramide di Giza diventa, dal 1928, una struttura la cui costruzione venne guidata da Satana. Dalla fondazione della Watch Tower Society fino al 1928 - quasi 50 anni - i seguaci della Torre di Guardia avrebbero quindi creduto in un insegnamento satanico, secondo le parole della loro stessa Società.
Russell e l'evoluzioneRussell e altri dirigenti della Watch Tower Society, influenzati dalle idee di Charles Darwin (1809-1882), aderirono ad una forma di "evoluzionismo teista" e contribuirono a divulgare nei loro scritti tale teoria, almeno fino agli anni 20.

Per ulteriori approfondimenti visitare il sito www.qumran.net


LA CRISTIANITA’ VISTA DAI TESTIMONI DI GEOVA
La cristianità ha tradito Dio e la Bibbia
Persone di molti paesi evitano la Bibbia e non hanno rispetto per essa a causa della cattiva condotta di chi afferma di seguirla. In certi paesi è stato detto che la Bibbia è un libro che promuove la guerra, che è un libro dei bianchi e che è un libro che appoggia il colonialismo. Ma si tratta di opinioni errate.
La Bibbia, scritta in Medio Oriente, non appoggia le guerre coloniali e l’avido sfruttamento che sono stati condotti per tanto tempo in nome del cristianesimo. Al contrario, leggendo la Bibbia e imparando i precetti del vero cristianesimo insegnato da Gesù, vedrete che la Bibbia condanna energicamente guerre, immoralità e lo sfruttamento di altri. La colpa è degli avidi, non della Bibbia. (
1 Corinti 13:1-6; Giacomo 4:1-3; 5:1-6; 1 Giovanni 4:7, 8) Perciò non lasciate che il cattivo comportamento di gente egoista che vive in modo contrario agli ottimi consigli contenuti nella Bibbia vi impedisca di trarre beneficio dai suoi tesori.
Fra coloro il cui modo di vivere non è conforme alla Bibbia ci sono i popoli e le nazioni della cristianità. È definita “cristianità” quella parte del mondo dove prevale il cristianesimo. Essa abbraccia essenzialmente il mondo occidentale con le sue chiese, che acquistarono preminenza all’incirca dal IV secolo E.V. La cristianità ha la Bibbia da secoli e il suo clero asserisce di insegnarla e di rappresentare Dio. Ma il clero e i missionari della cristianità insegnano la verità? Con le loro azioni rappresentano veramente Dio e la Bibbia? Prevale davvero il cristianesimo nella cristianità? No. Sin da quando la sua religione acquistò una posizione di primo piano nel IV secolo, la cristianità si è dimostrata nemica di Dio e della Bibbia. Sì, la storia parla chiaro: la cristianità ha tradito Dio e la Bibbia. (dal sito ufficiale dei Testimoni di Geova )

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Thursday, July 06, 2006

(Abruzzo) Cultura e Società




Scultura *** Ferdinando Gammelli
Ferdinando Cammelli era nato Pescara nell'anno 1913 e dopo aver frequentato la scuola d'Arte di Penne e i corsi delI'Istituto Superiore di Monza, dove ha avuto come insegnanti i maestri d'arte Marino Marini Pio Senenghini, approda dal 1938 al 1943 all'Accademia Albertina di Torino. E proprio nel capoluogo piemontese visse l'esperienza accademica insieme allo scultore Umberto Mastroianni, dando vita ad un sodalizio artistico vivo e produttivo per ambedue gli artisti.
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Nella foto Gammelli (a destra) insieme a Umberto Mastroianni
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Era il tempo in cui nel campo dell'arte si andava alla ricerca di sensazioni nuove, di rinnovamenti continui; ma Gammelli, tnace come una roccia, resiste all'urto del nuovo con fermezza
La sua scultura sembra assopita nel tempo; ma non è così perché essa è viva e respira con polmoni della migliore plastica e con la sua autenticità spazza il dilettantismo imperante nell'arte.

E' presente a mostre Regionali e Nazionali e tra i premi più importanti ricordiamo: Premio Raymond nel 1942; Premio Temi – nel 1951 ; Premio Fiorino a Firenze.

Tra le sue opere segnaliamo: l'immediatezza espressiva di “Un pugile in riposo"; e le "Belle figure femminili". Ma tra le più significative sicuramente possiamo annoverare le opere custodite nel Museo Sabaudo di Torino.

Diede vita ad una scuola di artisti‑amici (citiamo Di Fabrizìo, Izzi, Di Blasio S., Rocco S. Benedetto, Napoleone ( Del Conte) che potremmo chiamare "La scuola di S. Silvestro” in quanto il centro degli incontri, degli studi e delle ricerche era proprio la bella casa da lui costruita sul nostro colle.

Ferdinando Gammelli si è spento nel 1983, cioè venti anni prima dell'uscita di questo volume, ma molti lo ricordano (non soltanto chi si nutre di arte) per il suo spartano modo di concepire la vita e la casa.
Si era costruito un edificio in una zona panoramica, forse il sito più bello d'Abruzzo, da dove lo sguardo poteva spaziare nelle giornate limpide a trecentosessanta gradi senza incontrare ostacoli.
Ma non era una villa intesa nel senso classico del termine, era una casa grezza, senza comici, senza decorazioni che potessero inquinare quella sete di naturalezza a cui Ferdinando si e sempre ispirato.
Quando entravi nel suo "covo" dovevi fare lo slalom tra autentici capolavori, sculture preziose sui quali potevi vedere saltare il gatto di casa.
La fine dello scultore che creò il "Cenacolo di San Silvestro" segnò, purtroppo anche l'inizio di una inarrestabile cementificazione del nostro territorio.
Finché visse lo scultore il Colle restò come i millenni l’avevano modellato, poi vennero i villini a schiera e scomparve per sempre quella sua preziosa peculiarità che piaceva tanto a Ferdinando Gammelli.
Egli ripeteva spesso: "... Nelle giornate limpide mi sento al centro d'Italia, mi posso godere totalmente la mia terra, dal Gran Sasso, alla Maiella, dalle Tremiti al Conero...",
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Capitolo tratto dalla STORIA DI S. SILVESTRO (secondo Volume pag. 523) di Romano Di Bernardo - Enzo D'Ascanio - Edizione SIGRAF -
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